Ilva, scontro sulla bonifica: il governo salvato da FdI

A dividere i partiti è stato un emendamento presentato dal vicepresidente del M5S

DI GIACOMO SALVINI, IL FATTO QUOTIDIANO, 10 MAGGIO 2022

Il governo ha rischiato di nuovo sull’ex Ilva di Taranto. Dopo l’incidente parlamentare di metà febbraio, che aveva portato Mario Draghi a minacciare la crisi salendo al Quirinale, domenica notte la maggioranza si è spaccata in commissione Industria al Senato e, solo grazie all’astensione dell’opposizione di Fratelli d’Italia, l’esecutivo non è stato battuto.
A dividere i partiti di maggioranza è stato un emendamento presentato dal vicepresidente del M5S, Mario Turco, al decreto “Taglia prezzi” che chiedeva di sopprimere la norma del governo per spostare 150 milioni dai fondi destinati alla bonifica del siderurgico di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia, la società tra Invitalia e Arcelor Mittal che controlla il gruppo. La proposta M5S aveva avuto il parere contrario del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ma i 5 Stelle l’hanno voluta mettere ai voti lo stesso. La norma è stata bocciata, ma in extremis: 14 voti a 14. Il regolamento del Senato prevede che, in caso di parità, la proposta non passi. Hanno votato a favore (e quindi contro il governo) M5S, Pd e LeU mentre Lega e Forza Italia hanno votato contro. Astenuti Italia Viva e Fratelli d’Italia. La maggioranza si è spaccata. Il M5S, con Turco, accusa il centrodestra di aver dato “uno schiaffo alla città di Taranto”: “La prospettiva della transizione ecologica con questa maggioranza sta diventando un’impresa improba”, dice. Italia Viva accusa i senatori del M5S di “demagogia”, dice il senatore Mauro Marino. La Lega invece parla di “fatto grave” e chiede a Draghi di “fare chiarezza”. FdI si giustifica così: “Ci siamo astenuti per dimostrare le spaccature nella maggioranza”, dice Andrea De Bertoldi.
L’imbarazzo maggiore, però, è del Pd, costretto a una retromarcia comica per non dare l’idea di voler mettere in difficoltà Draghi. Il Nazareno precisa: “Stiamo col governo”, dissociandosi dal voto del suo esponente in commissione, Stefano Collina. Che si giustifica così: “Ho scelto di non rompere un’alleanza politica che a Taranto sostiene un candidato e sapendo che l’emendamento sarebbe stato bocciato”. Il Pd ha cambiato idea: a febbraio, nel decreto Milleproroghe, aveva votato lo stesso emendamento che eliminava il furto di quasi 600 milioni dalle bonifiche. Dal territorio arrivano le prime proteste: “Lo scippo dei soldi per le bonifiche è una pagina vergognosa” attacca Franco Rizzo dell’Usb. Il scontro è solo rimandato: il M5S annuncia di voler ripresentare l’emendamento nel decreto Aiuti.

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