Condividiamo la dichiarazione del Presidente di Verdi Ambiente e Società, Stefano Zuppello, in occasione della Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità

17 GIUGNO: GIORNATA MONDIALE
CONTRO LA DESERTIFICAZIONE E LA SICCITÀ

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DI VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ, STEFANO ZUPPELLO


La Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità non può ridursi all’ennesima occasione per ribadire principi condivisi senza assumere impegni concreti. Oggi i dati ci dicono che la desertificazione e la scarsità d’acqua rappresentano una delle più gravi minacce ambientali, economiche e sociali del nostro tempo, eppure continuano a occupare uno spazio marginale nelle agende politiche nazionali e internazionali.

Il tema scelto dalle Nazioni Unite per il 2026, ‘Pascoli: riconoscere. Rispettare. Ripristinare’, richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere ecosistemi fondamentali per la sicurezza alimentare, la biodiversità e la resilienza climatica. Tuttavia, mentre si moltiplicano gli appelli e le dichiarazioni d’intenti, quasi la metà dei pascoli del pianeta risulta già degradata o a rischio degrado.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno 55 milioni di persone sono esposte agli effetti della siccità e della desertificazione. Entro il 2050 questi fenomeni potrebbero interessare una parte enorme della popolazione mondiale. Non siamo di fronte a scenari ipotetici ma a processi già in atto, che stanno modificando territori, economie e condizioni di vita di milioni di persone.

Anche l’Italia è coinvolta direttamente. Tra il 20% e il 30% del territorio nazionale è considerato a rischio desertificazione, con il Sud e le Isole particolarmente esposti. Eppure il consumo di suolo continua, la gestione delle risorse idriche resta inefficiente, gli investimenti nella prevenzione sono insufficienti e troppo spesso si interviene soltanto dopo l’emergenza.

Da oltre trent’anni, a partire dalla metà degli anni Novanta, governi e istituzioni internazionali si riuniscono in vertici, conferenze climatiche e tavoli negoziali. Sono stati firmati accordi, adottate strategie e approvati documenti che riconoscono la gravità della crisi climatica. Ma se oggi continuiamo a registrare temperature record, siccità sempre più prolungate, eventi estremi sempre più frequenti e territori che perdono fertilità, significa che quanto fatto finora non è stato sufficiente.

La politica continua troppo spesso a inseguire le emergenze invece di prevenirle. Si trovano risorse quando bisogna riparare i danni di un’alluvione, affrontare una crisi idrica o dichiarare lo stato di calamità, ma si fatica a investire con la stessa determinazione nella manutenzione del territorio, nella tutela del suolo, nella riforestazione e nell’adattamento climatico. Questa logica dell’emergenza permanente ha un costo economico e sociale enorme, che ricade sui cittadini e sulle future generazioni.

Ancora più preoccupante è il fatto che molti governi continuino a considerare separati temi che sono strettamente collegati. La desertificazione, la scarsità d’acqua, l’insicurezza alimentare e i flussi migratori fanno parte della stessa crisi globale. Non comprendere questo legame significa affrontare i problemi quando sono già esplosi, anziché intervenire sulle loro cause.

Come Verdi Ambiente e Società chiediamo un cambio di passo reale. Non bastano più gli annunci o gli obiettivi fissati a lungo termine senza strumenti adeguati per raggiungerli.

Servono investimenti strutturali, una pianificazione territoriale coerente con la crisi climatica, una drastica riduzione del consumo di suolo e una gestione sostenibile delle risorse idriche. Servono soprattutto coraggio politico e visione, due elementi che troppo spesso sono mancati negli ultimi decenni.

La desertificazione non avanza all’improvviso: è il risultato di scelte sbagliate, ritardi accumulati e occasioni perdute. Per questo la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità deve essere anche un momento di responsabilità e di verità. Non possiamo continuare a dichiararci sorpresi davanti a fenomeni che la scienza aveva previsto da tempo. Il conto dell’inazione lo stiamo già pagando e rischia di diventare sempre più pesante nei prossimi anni.

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