di Giorgia Ivan e Alice Quattrocchi – attiviste Fridays for Future Italia

Oggi ha inizio COP28, la Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si tiene fino al 12 dicembre a Dubai. Dopo COP27 siamo rimasti con gli occhi puntati sui negoziati per capire quali proposte verranno portate avanti. Come si sa, COP28 viene presieduta da Sultan Al-Jaber, che non è altro che il direttore generale dell’azienda petrolifera degli Emirati Arabi Uniti.

Il 2023 verrà classificato come l’anno più caldo degli ultimi 125.000 anni, dato da un ottobre con temperature anomale che ha portato sul territorio italiano alluvioni e mareggiate da record.

L’aumento delle temperature, come sappiamo, è legato all’aumento delle emissioni climalteranti dovuto all’utilizzo di combustibili fossili: è davvero disarmante scoprire che il Presidente della conferenza sui Cambiamenti Climatici sia un petroliere.

Il sospetto che il Presidente possa favorire le aziende dei combustibili fossili, è passato nella mente di tutte le persone che ogni giorno combattono per salvaguardare la biodiversità e l’ambiente.

sultano Al Jaber cop28

Nonostante queste premesse altamente preoccupanti, andiamo a vedere i principali punti che verranno trattati ai negoziati.

Cop28: i temi che saranno discussi

Quando si parla di Crisi Climatica, non si può non parlare di mitigazione e adattamento, ed entrambi gli obiettivi sono al centro dell’agenda. Per quanto riguarda la mitigazione, l’intenzione di mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 1.5°C rispetto all’era preindustriale sembra sempre più lontana. L’adattamento tende invece a promuovere la resilienza climatica per ridurre la vulnerabilità dei paesi che si trovano più a rischio a causa dei cambiamenti climatici. Un altro argomento, legato al precedente, è quello del Global Stocktake, cioè quello di avere nuovi obiettivi climatici nazionali, chiamati NDC, che durante COP27 sono stati accantonati a causa della guerra in Ucraina.

Il tema del Loss&Damage, perdite e danni, è quello più controverso e combattuto, il quale sancirebbe un aiuto alle popolazioni più colpite di circa 100 miliardi di dollari, promessi precedentemente ben trent’anni fa. Questo obiettivo stabilisce che tutti gli Stati abbiano responsabilità di fronte alla crisi climatica in base alle condizioni socio-economiche in cui si trova e in modo proporzionato alle emissioni storiche a cui è legato.

Ci sono vari altri temi, che sono considerati tanto importanti quanto quelli citati, e questo rende l’agenda di COP28 davvero piena e ambiziosa. Ma cosa ci si aspetta davvero? 

Ci si aspetta che, al di là degli obiettivi ambiziosi, i politici si prendano le proprie responsabilità e si impegnino affinchè le loro politiche vadano a invertire il trend di innalzamento della temperatura media globale: compiere un phase out dai combustibili fossili e salvaguardare la biodiversità, grazie all’aiuto delle popolazioni indigene che da sempre se ne prendono cura.


Questo articolo è un’anticipazione del prossimo numero di Nuova Verde Ambiente disponibile a partire da metà dicembre.

What's your reaction?
Thank you for your vote!
Post rating: 0 from 5 (according 0 votes)

Aggiungi Un Commento

Rimani sempre aggiornato

Cambia il pianeta insieme a noi, rimani informato con la newsletter VAS

Powered by: nabo.digital © 2024. All Rights Reserved.

vai su