Condividiamo la dichiarazione del Presidente di Verdi Ambiente e Società, Stefano Zuppello


Dalla guerra all’energia: il conflitto in Medio Oriente dimostra
che la transizione ecologica è una scelta di pace

Con l’attacco all’Iran di Israele e U.S.A. si è aperto uno dei capitoli più drammatici di questo secolo iniziato con l’attacco al World Trade Center di New York e l’invasione dell’Afghanistan. 

Di fronte all’escalation militare che coinvolge l’Iran e l’intero Medio Oriente, Verdi Ambiente e Società ribadisce con forza l’opposizione alla guerra. Ogni conflitto porta con sé sofferenza umana, distruzione di territori e un ulteriore allontanamento dalle sfide globali più urgenti, a partire dalla crisi climatica e ambientale.

Ancora una volta lo scenario di guerra è quell’area del mondo da cui provengono gran parte delle fonti di energia che sostengono lo sviluppo e la ricchezza del Pianeta e che sta subendo, a causa proprio delle loro emissioni, una crisi climatica e ambientale che ne mette a rischio il destino proprio e degli esseri viventi che lo abitano.

“Sono ormai decenni che l’allarme della comunità scientifica e la richiesta di un necessario e urgente cambio di paradigma verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, rimane inascoltato – dichiara Stefano Zuppello, Presidente di Verdi Ambiente e Società – Si continua a mantenere il vecchio modello di produzione basato sull’utilizzo delle fonti fossili quali petrolio e gas naturale.

Oggi in Iran come ieri in Venezuela il controllo dei siti estrattivi di petrolio e gas e del loro commercio sono alla base delle crisi internazionali e della messa in mora del diritto internazionale e delle sue istituzioni.

Per questo la transizione energetica non è soltanto una scelta ambientale: è una scelta di pace. Accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e dei sistemi energetici distribuiti significa ridurre il peso geopolitico delle risorse fossili e liberare le società dal ricatto del petrolio.

C’è poi un’altra dimensione ambientale che rischia di essere aggravata da conflitti e instabilità: quella della crisi idrica. Gran parte del Medio Oriente è già oggi una delle regioni più esposte alla scarsità d’acqua, aggravata dal cambiamento climatico, dalla desertificazione e dalla crescita demografica. Le tensioni per l’accesso alle risorse idriche potrebbero diventare nei prossimi decenni un fattore ulteriore di conflitto e di migrazioni forzate

È necessario ed urgente quindi che si riprenda il cammino interrotto verso la transizione ecologica. Le fonti di energia rinnovabile sono la soluzione per un modello produttivo sostenibile per l’ambiente, l’economia e la società e per allontanare la guerra dall’orizzonte dell’uomo”. 

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