Condividiamo la dichiarazione di Ermete Ferraro, referente VAS Napoli e VAS ecopacifismo. Il seguente contributo verrà pubblicato in Nuova Verde Ambiente n 5-6, anno 2025:


Spiagge a quattro…stellette

Tra i molteplici problemi che in questo periodo hanno indotto gli ambientalisti a mobilitarsi va ricordato quello relativo alla crescente privatizzazione dei nostri mari. Un bene comune prezioso e fondamentale per un paese come l’Italia, a salvaguardia del quale VAS fin dal 1996 ha portato avanti la campagna nazionale “Diritti al mare. Diritti del mare”. Gli obiettivi erano – e restano – informare/educare i cittadini, contribuire al monitoraggio ambientale ed alla ricerca scientifica, ma anche tutelare la fruibilità pubblica della risorsa mare.

Ebbene, sul piano nazionale, sebbene una sentenza del Consiglio di stato avesse escluso la proroga delle concessioni balneari oltre il 2023, il governo Meloni ha deciso di estenderne la durata, sfidando così la prevedibile procedura d’infrazione da parte della UE.

«La proroga delle concessioni rischia di costare cara agli italiani: per i canoni molto bassi pagati dagli attuali concessionari; per la sanzione che l’Ue potrebbe comminare all’Italia; per i prezzi più alti che i cittadini continueranno a pagare per fruire dei servizi balneari…» .

Ma il palese cedimento del nostro governo alle pressioni della lobby degli imprenditori balneari è solo una ulteriore conferma della ormai consolidata privatizzazione e mercificazione di un bene naturale come il mare, che ne sottrae l’utilizzo a chi non abbia mezzi sufficienti per fruirne. Lo stesso ruolo di pianificazione in materia delle Regioni, d’altronde, si è rivelato spesso subalterno agli interessi economici privati, approvando provvedimenti che in effetti istituzionalizzano lo status quo, anziché invertirne la tendenza per difendere i diritti del e al mare. 

I dati forniti da Legambiente nel suo ultimo rapporto parlano chiaro: «A pesare ci sono la crescita in questi anni delle concessioni balneari che toccano quota 12.166, l’aumento dell’erosione costiera che riguarda circa il 46% delle coste sabbiose, con i tratti di litorale soggetti ad erosione triplicati dal 1970, e il problema dell’inquinamento delle acque che riguarda il 7,2% della costa sabbiosa interdetto alla balneazione per inquinamento» .

Fra le regioni in cui il problema è particolarmente avvertito c’è la Campania, dove si è costituita una vivace rete di associazioni che si battono per il mare libero, manifestando pubblicamente ma anche presentando puntuali osservazioni critiche nei confronti del Piano di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo (PUAD), adottato lo scorso gennaio dalla Regione Campania. Un piano che tradisce le attese dei cittadini per un mare di tutti, prevedendo tra l’altro un ridicolo 30% di spiagge libere sull’intero litorale, confermandone la sostanziale privatizzazione con la conferma delle concessioni a soggetti privilegiati, a fronte di canoni risibili e sottraendo di fatto un bene comune a gran parte della collettività.

Ecco perché, nel volantino sottoscritto anche da VAS Napoli che vi ha aderito, la Rete Campana per il Mare Libero ha rivendicato l’accessibilità libera e gratuita alle spiagge ed una maggiore trasparenza nell’assegnazione delle concessioni, opponendosi ad ogni forma di cementificazioni, barriere, abusi edilizi e privilegi corporativi .

L’alternativa proposta, a tutela del paesaggio e dell’ecosistema costiero, prevede invece una maggiore percentuale di utilizzo libero dei litorali, il ricorso alla concessione di servizi invece che di aree, il divieto di ogni forma di recinzione degli arenili e, comunque, la destinazione della maggior parte delle imposte regionali sulle concessioni marittime ai Comuni, per agevolarne la gestione delle spiagge libere.

Un altro aspetto della questione sul quale di solito ci si sofferma poco o per niente – ma che una rubrica ecopacifista non può che sottolineare – è l’ulteriore stortura dell’utilizzo esclusivo di alcune aree del demanio marittimo da parte del personale appartenente alle forze armate. Una incredibile ‘militarizzazione’ di fatto dei litorali che, in Campania ma non solo, assume un certo rilievo e contribuisce a sottrarli all’utilizzo libero dei cittadini.  

Da una sommaria ricerca, infatti, ho riscontrato sulla costa campana ben sette ‘storiche’ strutture balneari ad esclusivo utilizzo militare, cui potrebbe aggiungersene una ai confini col Lazio. Nel solo territorio di Bacoli (NA) troviamo i tre lidi dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica. Nel litorale giuglianese di Licola (NA) c’è invece il lido riservato ai Carabinieri, mentre Forio d’Ischia (NA) ‘ospita’ uno stabilimento balneo-termale militare gestito dall’Associazione Ricreativa dei Dipendenti della Difesa (ARDD), da cui dipende anche lo stabilimento militare di Serapo-Gaeta (LT). La costa salernitana, infine, è monopolizzata dall’Esercito, che gestisce le due strutture balneari del capoluogo e di Torre di Paestum, nelle vicinanze del Comando del Comprensorio militare di Persano.

Indubbiamente il complesso capitolo delle opprimenti ‘servitù militari’ che in Italia gravano su regioni quali Sardegna, Friuli, Trentino A.A., ma anche in Campania e Sicilia, è troppo complesso per essere affrontato in questa sede. Sta di fatto che smilitarizzare il territorio ed il nostro mare resta un obiettivo importante per un progetto ecopacifista.

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