Dichiarazione del Presidente di Verdi Ambiente e Società, Stefano Zuppello:

Pensavamo che la data del 22 Aprile 2016 quando, in occasione della Giornata della Terra, si è firmato l’accordo di Parigi sul clima, si sarebbe celebrata ogni anno questa giornata complimentandoci per i risultati promessi e raggiunti per limitare il riscaldamento globale  circoscrivendolo a 1,5°C. Ora, a 9 anni di distanza, dobbiamo constatare che così non è, che quell’accordo firmato da 194 paesi rimane un mero esercizio di stile, il cui unico intento è stato quello di farci credere che i “potenti” della terra avessero veramente a cuore le sorti del nostro Pianeta e non i loro interessi economici; che le sorti delle future generazioni avessero trovato finalmente chi potesse garantirgli un futuro meno amaro di quello che si va prospettando.

L’11 novembre di quest’anno avrà inizio la COP 29, in cui i “potenti” della terra daranno probabilmente l’ennesima prova di come mancare di rispetto al nostro Pianeta e alla sua popolazione. Rispetto a questo appuntamento e nonostante questo appuntamento, rimane sotto gli occhi di tutti la realtà di cosa accade al nostro clima e a quali eventi catastrofici dobbiamo, purtroppo, cominciare ad abituarci.

Ciò che è accaduto in Spagna a Valencia, oltre a rimanere una tragedia ascrivibile al dissesto idrogeologico causato dagli uomini, è la dimostrazione evidente di come il nostro Pianeta si sta ribellando all’insipienza delle politiche ambientali dell’uomo e di come, a suo modo, stia cercando di ripristinare il suo equilibrio.

Inoltre oggi assistiamo alla rielezione negli USA di Donald Trump che delle politiche ambientali è feroce nemico. Quasi certamente assisteremo nuovamente ad una uscita degli Stati Uniti dagli accordi sul clima, come già accadde nel 2021; come dobbiamo prendere atto che gli USA porteranno le emissioni CO2 a 4 miliardi di tonnellate  in più nel 2024, come ha previsto il Carbon Brief a marzo di quest’anno e che aveva fatto dire a Michael E. Mann, climatologo e geofisico statunitense, che «Una seconda presidenza di Trump significherebbe la fine per un’azione climatica significativa in questo decennio, e stabilizzare il riscaldamento sotto i 1,5°C probabilmente diventerà impossibile».

Ci piacerebbe dire inoltre che le guerre in corso, sulla spinta dei movimenti di pace, cessino immediatamente e che la morte di migliaia di civili e soldati abbia finalmente termine, ma al contempo non possiamo comunque ignorare il disastro ambientale che queste guerre hanno inflitto al nostro Pianeta e che mai potranno essere rimediate se l’uomo stesso non prenda coscienza della distruzione che semina.

A tutto questo si aggiunge la “notizia” pubblicata sui quotidiani che gli accordi di Parigi sono naufragati e che il 2024 è stato l’anno più caldo di sempre e che è definitivamente tramontato il sogno di contenere entro i 1,5°C l’aumento del riscaldamento globale.

Si respira davvero una brutta aria ed è nostro dovere intensificare la lotta al cambiamento climatico; mettendo in atto azioni sempre più efficaci di contrasto alle politiche dannose al nostro Pianeta, ponendo una maggiore attenzione alle politiche sociali a favore di chi questo cambiamento climatico subisce  colpendo le fasce più deboli e povere della popolazione.

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