I 197 Paesi presenti più l’Unione europea hanno votato la nuova bozza, modificata dopo le polemiche sul testo presentato lunedì

Ci sono volute due settimane, una crisi all’ultima curva ma alla fine negli Emirati Arabi Uniti, l’accordo sul clima è stato trovato. L’annuncio del presidente della Cop28, Sultan Al Jaber è stato accolto da una ovazione dei delegati e l’abbraccio del capo delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell.

L’accordo non include un impegno esplicito a eliminare o ridurre gradualmente i combustibili fossili, come richiesto da molti Paesi, gruppi della società civile e scienziati.

È stato invece raggiunto un compromesso che invita i Paesi a contribuire agli sforzi globali per abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici “in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico, in modo da raggiungere lo zero netto entro il 2050, in linea con la scienza”.

Ma si tratta di un accordo storico che segnerà la fine del gas, del petrolio e del carbone? O sarà un ulteriore passo verso l’inferno?  Nel mondo dei colloqui sul clima, questi due fatti non si escludono a vicenda. Il testo approvato mercoledì mattina, noto come “inventario globale”, ingiunge per la prima volta ai paesi di intraprendere un’eliminazione de facto dei combustibili fossili. Ma non può obbligarli a farlo e contiene, secondo i piccoli Stati insulari più vulnerabili agli impatti della crisi climatica, “una litania di scappatoie”, che impediranno al mondo di ridurre le emissioni di gas serra in modo sufficientemente drastico da limitare il riscaldamento globale a 1,5°C (2,7°F).

Il presidente della Cop28, Sultan Al Jaber ha definito l’adozione del testo il “consenso degli Emirati Arabi Uniti”. Un consenso, ma non proprio unanimità: Samoa ha parlato a nome dei piccoli stati insulari durante l’incontro finale per dire che non avrebbero bloccato l’accordo, ma ha avvertito che il mondo è ancora lontano dal limite di 1,5°C, e questo risultato non è sufficiente per correggere quel corso.

Come hanno sottolineato loro e altri paesi in via di sviluppo, molti problemi restano sul tavolo. Le nazioni povere hanno ancora bisogno di centinaia di miliardi in più in finanziamenti, per aiutarle ad abbandonare il carbone, il petrolio e il gas. I paesi sviluppati e i produttori di petrolio non saranno costretti a muoversi così velocemente come sollecita la scienza del clima.

Gli Stati Uniti escono da questo Cop molto sodisfatti avendo promesso poco più di 20 milioni di dollari in nuovi finanziamenti per il mondo povero, e con la loro posizione di più grande produttore mondiale di petrolio e gas intatta. La Cina continuerà a perseguire la produzione di carbone e di energia rinnovabile, e anche l’industria del carbone indiana avrà poco da temere.  

Ma questo accordo, per quanto imperfetto, ha dovuto affrontare una colossale opposizione da parte dei paesi produttori di petrolio del mondo. L’Arabia Saudita ha provato fino all’ultimo a rimuovere ogni riferimento ai combustibili fossili, ed è riuscita a inserire alcuni riferimenti alla cattura e allo stoccaggio del carbonio, una tecnologia che dichiara di amare ma nella quale stranamente non riesce a investire.

La Russia ha lavorato dietro le quinte per far naufragare i progressi, e farà molto di più l’anno prossimo, quando la Cop si terrà a Baku, in Azerbaigian. Questo accordo, come tutti gli accordi multilaterali delle Nazioni Unite, è fragile e i produttori di petrolio potrebbero tentare di fare marcia indietro l’anno prossimo.

Non dobbiamo dimenticare, tra abbracci e applausi, espressioni di gioia e di sollievo, che la compagnia petrolifera capitana da Sultan Al Jaber, la Adnoc, sta ancora pianificando un massiccio aumento della capacità produttiva, così come altre compagnie e paesi petroliferi. Ma Al Jaber è riuscito a fare ciò che nessun’altra presidenza della Cop ha mai fatto: portare l’Arabia Saudita al tavolo per concordare che l’abbandono dei combustibili fossili deve essere una priorità globale.  Mercoledì mattina, durante la plenaria di chiusura della Cop28, l’atmosfera era chiara: questo accordo rappresenta un progresso significativo per i paesi che vogliono affrontare la crisi climatica. Il mondo deve prendere questo segnale come la fine dell’era dei combustibili fossili – ora, prima che le porte dell’inferno si chiudano dietro di noi.

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