Poligono di Teulada, cinque alti ufficiali rischiano il processo

OGGI L’UDIENZA DEL GUP. Tra gli indagati il generale Graziano. Ipotizzato il reato di disastro ambientale

DI COSTANTINO COSSU, IL MANIFESTO, 6 MAGGIO 2022

Cinque alti ufficiali rischiano di essere rinviati a giudizio per disastro ambientale. Tra di essi c’è il generale Claudio Graziano. Classe 1953, di Torino, dal 2018 sino a poche settimane fa Graziano ha presieduto il Comitato militare dell’Unione europea, l’organo che fornisce consulenza militare all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. Prima ancora è stato, dal 2014, capo di stato maggiore della Difesa e dal 2011 capo di stato maggiore dell’esercito.

Ufficiale degli alpini, durante la sua carriera ha ricoperto diversi incarichi nell’esercito e alla Difesa. È stato capo di gabinetto del ministro nel 2011, comandante della missione delle Nazioni Unite Unifil in Libano e caporeparto operazioni del Comando operativo di vertice interforze. Tra il 2005 e il 2006 ha comandato anche la brigata multinazionale “Kabul” in Afghanistan. Pochi giorni fa la Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia, lo ha nominato presidente di Fincantieri. Sotto accusa insieme con Graziano ci sono: Giuseppe Valotto, capo di stato maggiore dell’esercito dal 2009 al 2011; Danilo Errico, capo del terzo reparto infrastrutture dal 2008 al 2013; Domenico Rossi, sottocapo di stato maggiore dal 2010 al 2013; Sandro Santroni, comandante dell’esercito in Sardegna sino a ottobre 2010. Sarebbero responsabili della devastazione di Capo Teulada, poligono dell’esercito sulla cosa sud-occidentale della Sardegna, un paradiso naturale da decenni sede dei giochi di guerra delle forze armate italiane insieme con quelle di tutti gli altri paesi Nato.

L’inchiesta a loro carico è condotta dalla procura della Repubblica di Cagliari ed è partita quasi due anni fa dopo l’esposto denuncia presentato da un team di legali che rappresentano i familiari di persone, residenti nelle zone limitrofe al poligono, uccise dal linfoma di Hodgkin a causa, secondo gli avvocati, delle sostanze tossiche sprigionate nell’aria, nel terreno e nelle falde acquifere a seguito delle esercitazioni militari.

Un primo punto di approdo l’indagine lo ha avuto nel gennaio di quest’anno, quando il sostituto procuratore Emanuele Secci ha chiesto di archiviare il caso. Il magistrato inquirente, infatti, ha sì riconosciuto «l’inquinamento irreversibile» del poligono di Teulada, ma anche la non imputabilità degli indagati perché le esercitazioni erano – così scriveva nella sua richiesta – «necessarie e imprescindibili per assicurare la corretta preparazione tecnica e psicologica del personale militare». Insomma, inquinare si può se ci sono ragioni, dal magistrato evidentemente ritenute superiori, di carattere militare. Lo scorso agosto, però, la richiesta di Secci è stata respinta dalla giudice per le indagini preliminari Maria Alessandra Tedde, che ha obbligato Secci a formalizzare l’accusa di disastro ambientale. Accusa su cui, nella seduta fissata per oggi, il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Pintori è chiamato a decidere.

La discussione del caso giudiziario che vede tra gli indagati anche Graziano avverrà mentre a Quirra, l’altra grande base militare sarda, tuonano i cannoni. Tre giorni fa, infatti, proprio a ridosso dell’udienza in cui gli alti ufficiali dell’esercito potrebbero essere rinviati a giudizio, la Difesa ha dato il via a una mega esercitazione militare. La notizia è stata data dal quotidiano L’Unione Sarda, che ha scritto: «Dal 2 maggio la zona del Salto di Quirra è interdette al transito civile. L’imponenza della “guerra” è massiccia: si spareranno, nel vero senso della parola, bombe, missili e quant’altro, tutti i giorni sino al 31 di maggio dalle 7 del mattino alle 24. A Quirra risulta tra l’altro posizionata una batteria stabile di missili antiaerei, in una zona già teatro in passato delle più devastanti distruzioni di materiale bellico, dove è stata realizzata anche una struttura per la produzione e la gestione di carburante a propulsione rafforzata per missili terra-aria».

Un sito, quindi, al di là delle esercitazioni periodiche, militarmente sensibile, riattivato dal ministero della Difesa per un’esercitazione di proporzioni imponenti – un mese intero – mentre la guerra divampa nel cuore dell’Europa.

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