I militari antincendio sono tutti al fronte: così la Siberia brucia

DI LUCA MERCALLI, IL FATTO QUOTIDIANO, 1 MAGGIO 2022

In Italia – Le piogge di sabato 23 aprile hanno finalmente portato sollievo alle terre assetate del Nord, ma la siccità è lontana dall’essere risolta. Le zone più interessate sui rilievi tra Torinese e Verbano hanno ricevuto anche 100-130 mm d’acqua, pari a un terzo del deficit che si trascina da dicembre, ma la Valpadana occidentale ha ricevuto quantità irrisorie, tanto che Torino ha chiuso ieri il secondo periodo dicembre-aprile più secco in 220 anni di misure (37 mm), pressoché pari merito con il primato del 1843-44 (36 mm). Dopo aver toccato un minimo record per aprile di 444 metri cubi al secondo, la portata del Po a Pontelagoscuro (Ferrara) è risalita a 776 m3/s, un deflusso che tuttavia resta pari a metà del normale per il periodo. Sulle Alpi è riapparsa la neve talora sotto i 1.500 metri, in quota ne è caduto più di mezzo metro tra Gran Paradiso e Monte Rosa, ma nell’insieme dell’arco alpino la frazione di territorio innevato rimane comunque ai minimi per la stagione in almeno vent’anni. La sera del 25 aprile un nubifragio ha colpito parte di Milano, temporali e alcune frane la notte seguente in Val Seriana, poi l’atmosfera si è stabilizzata riportando giornate soleggiate e tiepide, fino ai 26 °C di venerdì a Genova. Ora l’alta pressione si indebolisce permettendo rovesci a tratti a inizio maggio, ma in vista non ci sono perturbazioni consistenti e giorno dopo giorno le probabilità di un efficace recupero idrico prima dell’estate mediterranea, tradizionalmente secca, si riducono.
Nel mondo – Che nel subcontinente indiano le temperature impennino in tarda primavera – prima del “rinfrescante” monsone estivo – è normale, ma l’ondata di calore degli ultimi giorni è stata straordinaria per fine aprile, colpendo centinaia di milioni di persone con punte fino a 47,4 °C in India e 49,0 °C in Pakistan. Già marzo 2022 era risultato il più cocente in oltre un secolo da quelle parti, e d’altronde l’economia a carbone che impera soprattutto in Asia renderà gli episodi di calura sempre più pericolosi per l’agricoltura e la salute umana. Ma il caldo estremo si è spinto fino in Siberia, dove incendi incontrollati bruciano foreste e villaggi mentre le unità militari che di solito erano deputate al loro spegnimento sono concentrate nella folle guerra in Ucraina. Caldo talora inedito per aprile anche in Nord Africa (46 °C in Ciad) e nell’autunno del Paraguay (40 °C). Le tempesta “Jasmine” è stata la sesta a colpire il Madagascar nella stagione dei cicloni tropicali 2021-22 dell’Oceano Indiano, mai erano state così tante e con esiti spesso disastrosi anche tra Mozambico e Malawi. Almeno venti vittime per le alluvioni in Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, toccati da inondazioni pure Brasile, Colombia e Venezuela, mentre l’Iraq è alle prese con una grave siccità che – come nel Corno d’Africa – ha messo in crisi la produzione agricola e ha prosciugato il lago Sawa, nel centro del Paese, con la complicità degli eccessivi scavi di pozzi per la stessa agricoltura e l’industria del cemento. Le temperature primaverili sempre più elevate accelerano il risveglio della vegetazione in tutto il mondo, attesta lo studio The great acceleration of plant phenological shifts pubblicato su Nature Climate Change da un gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto federale svizzero per le foreste (Wsl): la precocità di sviluppo, che espone le piante a maggiori danni in caso di successive gelate tardive come avvenuto in Europa nel 2017 e 2021, è senza precedenti in due secoli e perfino in 1.200 anni nel caso del ciliegio a Kyoto (Giappone), con anticipi che, considerando l’intervallo 1985-2021 rispetto al periodo precedente il 1950, variano da sei giorni in Cina a 30 giorni in Svizzera. Gli alberi sono tra i migliori termometri naturali e confermano che il clima sta cambiando con intensità mai vista prima.

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