Se la Cina pensa al nucleare e alla nuova Guerra fredda

EFFETTO UCRAINA. L’inchiesta del «Wall Street Journal»

DI GIOVANNA BRANCA, IL MANIFESTO, 10 APRILE 2022

Immagini satellitari scattate a gennaio rivelano che in un campo nella regione dello Yumen, nella Cina occidentale, «sono accelerati i lavori» su 120 silos «sospetti»: che sarebbero cioè grandi abbastanza da contenere missili a lungo raggio in grado di raggiungere il territorio statunitense con testate nucleari. Lo riporta il Wall Street Journal, che ieri ha dedicato un’inchiesta alla “corsa al nucleare” di Pechino, dovuta all’aggressività percepita nei confronti del Paese da parte delle ultime due amministrazioni statunitensi, quella di Donald Trump e l’attuale di Joe Biden.

«Le inferiori capacità nucleari della Cina potrebbero condurre solo a una crescente pressione statunitense» sul Paese, afferma inoltre una delle fonti anonime «vicine alla leadership» cinese sentite dalla testata statunitense, spiegando come la guerra in corso in Ucraina abbia influito sulla percezione dei vertici cinesi sulla deterrenza nucleare. Fonti che non hanno un coinvolgimento diretto nei programmi nucleari di Pechin – e che affermano che la corsa agli armamenti non è direttamente dovuta alla situazione in Ucraina – ma che ne hanno conoscenza attraverso il loro lavoro «con varie agenzie deputate a questioni di sicurezza». Secondo il loro ragionamento, l’aggressione russa all’Ucraina avrebbe evidenziato un elemento di particolare importanza per la Cina, «una nuova valutazione del rischio» posto dagli Stati uniti, dovuto al loro mancato intervento diretto nella crisi europea. La dimostrazione di come l’imponente arsenale nucleare russo sia proprio l’elemento che impedisce a Washington un coinvolgimento bellico nella crisi. «L’Ucraina in passato ha perso la sua deterrenza nucleare (con la decisione del 1994 di cedere il proprio arsenale, ndr) ed è per questo che ora si trova in una situazione del genere», ha detto al Wall Street Journal un ufficiale in pensione dell’esercito cinese, «con legami al programma nucleare del Paese».

Il pensiero naturalmente va a Taiwan, e al braccio di ferro tra Pechino e Washington sull’isola che potrebbe rappresentare il nuovo terreno di prova della Guerra fredda che si profila all’orizzonte. La Cina, sostengono le fonti del WSJ, resta fedele alla sua posizione di non colpire mai per prima con testate nucleari, benché gli analisti statunitensi naturalmente sostengano a gran voce il contrario, e ritengano che la deterrenza nucleare cinese sia puntata non solo contro le armi atomiche americane, ma anche contro l’eventualità che gli Usa abbiano un coinvolgimento «convenzionale» in un eventuale conflitto sulle sorti di Taiwan.

Ma al di là delle speculazioni, resta l’unico elemento “concreto” su cui edificarle: le immagini satellitari di Yumen, che mostrano 25 dei 120 silos a cui è stata rimossa la copertura temporanea – a riprova, come spiega Matt Korda del Nuclear Information Project, che i lavori «più delicati» al loro interno sarebbero stati completati.

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