L’Europa è ancora preda dell’inverno “dello scontento”

Di LUCA MERCALLI, IL FATTO QUOTIDIANO, 10 APRILE 2022

In Italia – L’episodico freddo di inizio aprile ha prodotto venti forti, temporali, grandinate e neve a bassa quota che sabato 2 ha imbiancato in modo inconsueto per il periodo le Cinque Terre e il Nuorese fin sotto i 500 metri. Proprio in Sardegna si è fatta sentire maggiormente l’aria gelida riversatasi dalla Valle del Rodano, e la temperatura minima di 3,8 °C a Capo Carbonara (Aeronautica Militare) ha eguagliato il record di aprile in 75 anni di misure. Nevicata da oltre mezzo metro sulle Alpi orientali, e i suoli di pianura del Nord hanno avidamente assorbito l’acqua (5-30 mm) scaricata da rovesci purtroppo ancora insufficienti ad alimentare fiumi, laghi e falde in magra storica. Secondo Arpa Piemonte la siccità nella regione resta tra “severa” ed “estrema” e, per quanto in lieve ripresa, lo stock idrico in forma nevosa nel bacino del Po a monte di Pavia rimane sotto media del 55%, il fiume è salito di pochi centimetri ed è già tornato ai miseri livelli precedenti. Negli ultimi giorni è giunto un “fiume atmosferico” di aria calda da Ovest che venerdì, con il contributo di impetuosi venti di Foehn, ha fatto salire le temperature a 25 °C a Torino e a 26 °C a Rimini e Pescara, in attesa di un raffreddamento in corso da ieri pomeriggio al disporsi delle correnti da tramontana e bora con rovesci e temporali dalle Venezie, all’Adriatico, al Sud. Sempre secco invece al Nord-Ovest, tra nubi di polvere sollevata dal vento, e almeno fin dopo Pasqua non sono in vista precipitazioni.
Nel mondo – Il servizio Eu-Copernicus colloca marzo 2022 al quinto posto tra i più caldi nel mondo con 0,4 °C sopra la media dell’ultimo trentennio; marzo più caldo in 122 anni di misure in India, mentre l’Europa si è divisa tra i tepori esagerati dell’estremo Nord e il freddo tardivo in Russia, nei Balcani e in Turchia; inoltre, marzo più soleggiato e asciutto mai visto all’osservatorio di Uccle in Belgio, attivo dal 1833, solo 2 mm di pioggia. L’inizio di aprile è stato invernale nel nostro continente, con neve in pianura e nuovi record mensili di freddo di -8,1 °C ad Augusta (Baviera), -5,6 °C a Segovia (Spagna) e nell’insieme della Francia, dove in questo mese, in una serie dal 1947, non si era mai registrata una notte rigida come quella di lunedì 4 (media nazionale: -1,5 °C). Caldo estremo invece dal Nord Africa, al Medioriente, all’Asia, valori inediti per il periodo di 42 °C in Israele e 45-46 °C in Senegal, Libia, Pakistan, India. Proseguono gli interminabili diluvi alluvionali nel Nuovo Galles del Sud, Sydney ha ricevuto oltre 1.200 mm d’acqua dal 1° gennaio all’8 aprile, come la norma di tutto l’anno e record in un secolo e mezzo; 16 vittime per inondazioni e frane in seguito a piogge da 800 mm in 48 ore nello stato di Rio de Janeiro, e almeno altri dodici morti in Colombia. L’Ipcc ha diramato il terzo e ultimo volume del Sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici, quello dedicato alla loro mitigazione. Siamo in grande ritardo nella riduzione dei gas serra e, come ha detto il segretario delle Nazioni Unite António Guterres, “stiamo viaggiando ad alta velocità verso il disastro climatico”. Ma ci sarebbe ancora la possibilità, con un enorme sforzo collettivo che porti alla neutralità delle emissioni tra il 2050 e il 2070, di contenere il riscaldamento globale tra 1,5 e 2 °C a fine secolo, scongiurando gli scenari più catastrofici. Al solare, all’eolico e alla lotta alla deforestazione vengono attribuite le maggiori potenzialità di decarbonizzazione a basso costo, ma le azioni da intraprendere, con benefici anche per l’occupazione, sono moltissime, alcune facili, altre più difficili. Abbiamo tutta la conoscenza e la tecnologia che servono, e anche i soldi, basta dirottarli dalle fonti fossili (e dal riarmo?) all’economia verde. Ciò che ancora manca è una seria volontà, individuale, collettiva e politica.

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